Dalla caduta dell'impero alla nascita dei comuni

I barbari premono ai confini delle alpi. Milano non è più sicura e nel 402 d.C. perde il titolo di capitale dell’impero. È l’inizio della fine. I ricchi palazzi si sgretolano. La città si spopola. La miseria avanza. Milano si riprenderà solo nell’XI secolo, raggiungendo tale benessere da indurre Bonvesin da la Riva  (poeta, cronista e buongustaio) a descriverne le meraviglie in un libro dal titolo De magnalibus Mediolani.

Dalla caduta dell'impero alla nascita dei comuni

1. Le radici della fede e la Basilica Maior

Piazza Duomo, ai piedi del Monumento di Vittorio Emanuele II.

Milano ha conservato, malgrado i numerosi cambiamenti, le destinazioni d’uso delle sue aree urbane attraverso i secoli. L’area occupata dal Duomo e i suoi complessi è, sempre stata, fin dai tempi dei celti, consacrata alla devozione. Nel IV secolo qui sono sorte le prime basiliche cristiane: la Maior, nota anche come Estiva, e la Vetus, detta anche Invernale. La prima, poi chiamata Santa Tecla, si estendeva nell’area compresa tra il monumento equestre del primo re d’Italia e il sagrato del Duomo. Conservava la reliquia del Santo Chiodo, oggi nella cattedrale. Distrutta nel 1458 per far posto al Duomo, veniva usata dal periodo di Pasqua fino alla terza domenica di ottobre.

 

2. La Basilica Vetus, ovvero la Basilica Invernale

Piazza Duomo. Sagrato della cattedrale.

Dove oggi c’è il Duomo, sorgeva la Basilica Vetus, tra le prime chiese ad essere erette dopo l’editto di Milano del 313 d.C. L’imperatore Costantino, riconoscendo libertà di culto a tutte le fedi, sanciva la possibilità di destinare dei luoghi alla pratica del culto. Da quel momento ha inizio la costruzione delle prime chiese milanesi, la più antica delle quali è la Basilica Vetus, che sorgeva nella zona absidale del Duomo e che sembra sia stata iniziata a partire dal 314. Qui veniva ogni giorno a pregare Sant’Ambrogio.

 

3. I battisteri scomparsi: Santo Stefano e San Giovanni ad Fontes

Duomo area Absidale.

Fino a tutto il XIII secolo, l’area oggi incorniciata dalle gallerie mengoniane era un pullulare di chiese, monasteri, battisteri e palazzi vescovili. Nell’area absidale rivolta verso Corso Vittorio Emanuele II sorgeva Santo Stefano ad Fontes che, insieme al non lontano battistero di San Giovanni, le cui rovine si trovano sotto la facciata del Duomo, avevano meravigliosi fonti battesimali, alimentati dall’Acqualonga, una canalizzazione che permetteva a tutta l’area del Duomo di avere l’acqua corrente. I loro resti sono venuti alla luce pochi decenni fa e sono visitabili, nel sottosuolo del Duomo.

 

4. Santa Redegonda: Il monastero scomparso e la prima centrale termoelettrica

Al tempo dei longobardi, di fronte al complesso della Basilica Vetus, sorgeva il Monastero di Santa Maria di Wigelinda. La sua fondazione è legata a due storie che vedono come protagoniste una zia e una nipote con lo stesso nome, Wigelinda. Due principesse vittime dei torbidi e cruenti intrighi per la conquista del potere, relegate a vita monastica, obtorto collo. Intitolato intorno al 1130 a Santa Redegonda, diventa nei secoli un complesso d’imponenti proporzioni. Nel 1801 una parte del complesso viene riconvertita in un teatro per poi, nel 1884, venir demolito per far posto alla prima centrale termoelettrica d’Italia, terza al mondo dopo quelle di New York e Londra. Oggi in quella stessa area sorge il celebre Cinema Odeon, capolavoro indiscusso del Deco milanese.

 

5. Piazzetta Reale: Il frutteto recintato dell’Arcivescovo

Piazza Duomo, palazzo Reale

Fin dalla fondazione della città, quest’area è sempre stata destinata al culto. Qui, oltre a chiese e conventi, sono sorti i primi palazzi arcivescovili. Dove oggi si trova la piazza di palazzo Reale sorgeva il complesso episcopale, che includeva anche degli orti, che si estendevano fino a via Larga.  Circondato da alte mura, per ragioni di sicurezza, era anche detto Broletto dell’arcivescovo. Il termine brolo, deriva dal celtico brogilòs, che in latino tardo venne tradotto in brogilum, che voleva dire “frutteto recintato”. Col tempo finì con l’assumere, in area lombarda, il significato generico di luogo deputato al potere politico.

 

6. L’isolato del Rebecchino e la contrada dei berrettai.

Arengario, angolo via Marconi.

Abbandonata nel VI secolo, l’area a sud dell’attuale piazza Duomo rimase fino al X secolo un luogo incolto, disseminato di poveri edifici in legno. Solo a partire dall’X secolo questa zona viene riedificata, segno dell’aumento della popolazione e di una migliore condizione economica.  Nel medioevo, in quello che poi diventò l’isolato del Rebecchino, che deve il suo nome a un’osteria del XVI secolo gestita da un suonatore di ribeca,  fioriva il commercio delle pregiate pellicce di vaio e si trovava la contrada dei berrettai. Poco distante, nell’attuale via Torino si trovava invece la contrada dei mercanti d’oro.

 

7. Il broletto di Oldrado da Tresseno

Piazza dei mercanti.

Costruito nel 1233, su commissione del podestà Oldrado da Tresseno, rimase utilizzato sino al 1776, quando viene trasformato in Archivio di Stato dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria. Nel Medioevo, per arrivare in questa piazza chiusa su quattro lati, bisognava guadagnare uno dei sei portoni di comunicazione, due dei quali affacciavano verso il Duomo: quello della Pescheria vecchia e della Ferrata. Deputato ad accogliere il salone dei Giudici, era il centro della vita amministrativa, politica e giuridica della città. Contrariamente a quel che molti credono, qui non si svolse mai mercato. Possiamo invece dire che fu l’antenato della Borsa moderna, che come nella migliore tradizione della città, sorge poco distante, in piazza Affari, per l’appunto. Guardando la facciata sulla piazza, al centro si vede il bel rilievo di scuola antelamica del committente.

 

8. La Curtis ducis di età Longobarda

Piazza Cordusio.

Nota a tutti come il Cordusio, in epoca longobarda, nell’area oggi occupata dalla piazza sorgeva il palazzo del duca. Al tempo dei Longobardi e poi dei franchi, qui sorgeva la "Curtis Ducis" (da cui è derivato il nome Cordusio), sede del Duca.  Solo alla fine del secolo scorso assunse le fattezze che conserva ancora, diventando il centro finanziario della città.  In età medioevale era una zona molto animata e ricca di artigiani, che avevano bottega nel fitto sistema di isolati che dalla corte si estendevano fino all’attuale via Torino: Via Orefici, via Spadari, via Armorari sono i toponimi attraverso i quali ne è stata tramandata la memoria.  Fino al 1902, in Via Spadari, si trovava la casa della celebre famiglia Missaglia, tra i più grandi armaioli del XV secolo, oggi in parte ricostruita nel cortile cortile del castello sforzesco.

 

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Dal 1 gennaio 2016 Donatella è la Direttrice del Museo Teatrale, le radici della sua vita professionale sono profondamente legate a due ambiti dell'eccellenza culturale milanese, apparentemente distinti ma in realtà molto vicini tra loro: la moda e il teatro.

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