Donatella Brunazzi - Museo Teatrale alla Scala

A Parigi, nel  1911 i più importanti esponenti del mondo della cultura artistica e musicale milanese si unirono, sostenuti dal Governo e dal re Vittorio Emanuele III, con lo scopo di aggiudicarsi all'asta un lotto di cimeli musicali e teatrali di straordinario valore messi all'asta dall'antiquario Sambon. Tra loro vi erano figure illustri: il duca Uberto Visconti di Modrone Presidente del Teatro alla Scala, Giacomo Puccini, Umberto Giordano, Arrigo Boito, Ettore Modigliani, il tenore Enrico Caruso, gli editori Ricordi e Sonzogno. Grazie al loro impegno  e a questa prima acquisizione venne istituito il Museo Teatrale alla Scala, inaugurato nel  1913.

Dal 1 gennaio 2016 Donatella è la Direttrice del Museo Teatrale, le radici della sua vita professionale sono profondamente legate a due ambiti dell'eccellenza culturale milanese, apparentemente distinti ma in realtà molto vicini tra loro: la moda e il teatro.

Donatella Brunazzi - Museo Teatrale alla Scala

Prima di giungere al Museo ho lavorato alla Scala per circa vent'anni. Prima ancora, nella mia vita precedente, ho lavorato per molti anni nell'ambito della comunicazione dei beni di lusso, nella moda e gioielleria. Ho iniziato nel 1976 quando ancora studiavo Scienze Politiche all'università. Ero ancora molto piccola e lavorai con Beppe Modenese al Modit, per la prima stagione di sfilate di Milano. Ho avuto la fortuna di vivere gli incredibili anni Ottanta della moda a Milano, i grandi stilisti, i grandi couturier, le grandi top model. Questa è stata un'importante scuola, la moda in quegli anni ha inventato il marketing, ha introdotto il concetto di visual, di immagine, di estetica . Lavorare nella moda mi è servito molto anche dopo, alla Scala, perché ho imparato a confrontarmi con un mondo in cui esistono rigide regole non scritte dalle quali non puoi prescindere per poterti muovere all'interno. Il mondo della moda e del teatro hanno molte cose in comune, la creatività, la trasmissione, la comunicazione e sono due ambienti profondamente autoreferenziali, pieni di prime donne. Si vive sulla destabilizzazione, sull'adrenalina, sulla drammatizzazione e per far accadere le cose è necessario essere in grado di muoversi con equilibrio su molteplici fronti contemporaneamente: saper concertare.

La Scala è stato il primo marchio del Made in Italy esportato al mondo così come in seguito lo è diventato la moda.

Stendhal veniva qui e parlava della Scala come del più grande teatro del mondo e tutti gli intellettuali europei passavano da Milano e parlavano della Scala come del luogo in cui la musica si faceva e si ascoltava in modo diverso.

La Scala è anche da sempre un osservatorio ineguagliabile sugli accadimenti politici e sociali di questo Paese; è un termometro, perché le cose qui accadono: come accadeva che durante i moti del Risorgimento si buttavano i volantini con "viva VERDI". Il 7 dicembre è l'evento culturale istituzionale più importante ed è il più conosciuto in tutto il mondo. Molti sono i Direttori e gli artisti stranieri che lavorano qui e che con sé portano a Milano tutto un mondo culturale e intellettuale.

Il teatro e l'opera sono un'arte a 360°, a tutto tondo: lo vediamo visitando i laboratori dell'Ansaldo in via Tortona, si trovano i pittori, i falegnami, i fabbri, le sarte... trovi tutto quello che è il savoir faire dell'artigianato italiano che ha origini nel Rinascimento ed è ancora lì, preservato, in centro a Milano, senza però dimenticare tutto il nuovo mondo delle arti visive, con i light designer, i video designer... l'opera è questo: confronto e trasmissione di diversi pensieri e saperi. Non è solo entertainment.

La storia di come Donatella ha iniziato a lavorare per il Teatro La Scala è profondamente legata a un oggetto tutt'ora esposto nel Museo.

Era il 1991 e tra i miei clienti storici c'era il gioielliere Mario Buccellati. Per creare un legame storico più profondo tra Buccellati e Milano ci siamo inventati il premio: "Bacchetta d'oro" e siamo venuti a proporlo all'allora soprintendente Carlo Fontana. L'idea era quella di premiare i Direttori che più avevano significato per il Teatro e per la prima volta misi piede alla Scala non come spettatrice; ma soprattutto per la prima volta misi piede al Museo Teatrale, perché ero venuta a convincere l'allora Direttore del Museo, il mitico M° Tintori, a farmi prestare la celebre bacchetta di Toscanini con il manico di bachelite in tre diversi colori. Quella bacchetta è stata riprodotta da Buccellati con tre lavorazioni d'oro diverse: la "Bacchetta d'oro". Dopo alcuni anni quando il Teatro divenne Fondazione, Carlo Fontana mi richiamò e mi propose di occuparmi delle relazioni esterne del Teatro. Sono entrata così come capo delle relazioni esterne e la Scala è diventata a tutti gli effetti la mia seconda casa. Fino al primo gennaio di quest'anno quando mi è stato proposto di assumere la direzione del Museo. Sono molto felice, adesso ho nelle mani una realtà che io stessa sto scoprendo, che è un gioiello e che è la vera anticamera al Teatro la Scala.

Con i suoi 250.000 visitatori il Museo Teatrale è a Milano il secondo museo per ingressi paganti dopo il Cenacolo Vinciano.

Bisogna dire onestamente che gran parte dei turisti vengono per vedere la Scala e non per vedere il Museo, perché da qui hanno la possibilità di affacciarsi direttamente sul Teatro. Questo dimostra l'attrazione che il Teatro suscita nelle persone, un'emozione particolare che nasce da più di 200 anni di storia, tutti testimoniati nelle sale del nostro Museo.

Un quadro a cui sono molto affezionata è il dipinto dell'Inganni che rappresenta la Scala all'epoca di quando ancora non esisteva la piazza davanti. La si vede così piccola, così sobria a differenza ad esempio dell'Opéra di Parigi. È stata progettata così piccola perché davanti c'erano dei palazzi e non aveva una vista prospettica. Questo è il suo bello: in realtà la Scala da fuori non è nulla ma quando entri è come Milano. Da fuori così sobria e dentro invece ti si apre il cuore.

E così nel Museo, si percorrono queste salette che più che un museo ricordano un salotto dell'Ottocento. Non c'è un percorso scientifico, non ci sono capolavori, ma ci sono tanti oggetti testimoni di un tempo, che possono raccontare storie meravigliose.

Adesso il mio scopo è far emergere e rendere facilmente fruibili per i visitatori tutti questi aneddoti, curiosità, retroscena nascosti dietro ai busti, i dipinti, gli oggetti e strumenti musicali. Questa è per me un'esperienza molto interessante. Il museo non è solo conservazione, dobbiamo parlare di fruibilità, accessibilità e valorizzazione del patrimonio culturale. I musei devono essere in grado di trasmettere, devono munirsi di nuovi strumenti, devono essere vivi.

Per questo motivo stiamo lavorando sul sito del Museo e su una app scaricabile gratuitamente che sarà disponibile entro la fine del 2016 e che raccoglierà diversi tipi di percorsi, per le sale del Museo ma anche per le strade di Milano, collegando i luoghi scaligeri, dal Teatro Regio Ducale alla Canobiana al Grand Hotel de Milan.

Ogni oggetto più che un valore in sé ha valore come testimone di una storia; una storia che è molto ben rappresentata in un luogo del Museo che per Donatella ha un valore particolare.

La scala di ingresso al Museo Teatrale è un luogo a cui sono particolarmente legata. Qui sono raccolte le locandine delle Opere della storia della Scala e guardarle una per una è un'emozione assoluta. Vedi scorrere i nomi, l'arte, la storia e già solo a salire queste scale ogni giorno mi sento una persona privilegiata.

 

People in Milano è il rac­conto delle piccole e grandi realtà di fermento culturale urbano attraverso l’esperienza in prima persona dei singoli protagonisti, persone che si sono messe in gioco trasformando la propria esperienza in un piccolo pezzo di eredità umana condivisa da tutti. People in Milano è un progetto di Elce, Valentina Di Francesco e Stefano Frattini.

 

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Dal 1 gennaio 2016 Donatella è la Direttrice del Museo Teatrale, le radici della sua vita professionale sono profondamente legate a due ambiti dell'eccellenza culturale milanese, apparentemente distinti ma in realtà molto vicini tra loro: la moda e il teatro.

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