Il Castello Sforzesco dai Visconti agli Sforza

Fatto erigere da Galeazzo II Visconti, nel 1358-68, il Castello subisce incessanti trasformazioni e disparate destinazioni d’uso. Ricco di storia, misteri, curiosità, è un importante testimone dell’evoluzione urbanistica di Milano. Simbolo di quella particolare e misteriosa vocazione al rinnovamento che ne fa una delle città più “moderne” d’Italia.

Il Castello Sforzesco dai Visconti agli Sforza
  1. Castello Sforzesco.  Le difese viscontee di Porta Giovia

    Piazza Castello

    Ogni cosa ha un principio. La genesi del castello ha origine da Portae Jovis, già presente nelle mura romane volute da Ottaviano Augusto.

    Tutto ha origine alla Rocchetta, primo nucleo fortificato, costruito intorno a Porta Giovia tra il 1358 e il 1368 da Galeazzo II, fratello di Bernabò.  Tra i due fratelli non correva buon sangue, tanto che Galeazzo non l’abitò mai, preferendo stabilirsi nella più sicura Pavia, dove in meno di cinque anni fece costruire l’imponente castello, diventato oggi un importante polo museale e espositivo.


  2. Piazza d’armi. Sulle orme degli antichi fossati

    Piazza Castello

    Ogni castello che si rispetti ha il suo fossato. Quello Sforzesco ne ha due, uno interno, il più antico, e quello esterno, ancora oggi visibile.

    Nata come presidio militare di Galeazzo, la Rocchetta era circondata da un fossato. In collegamento con quello delle mura comunali, circondava tutta la fortezza ed è ancora oggi visibile per un tratto nella parte interna del castello, tra la Piazza d’armi, la Rocchetta e la Corte ducale. Il fossato taglia a metà l’intero complesso e conferisce all’insieme un aspetto inusuale, come di una fortezza dentro l’altra.


  3. La Rocchetta verso Parco Sempione. Da presidio militare a residenza gentilizia

    Piazza Castello

    Con Filippo Maria, l’ultimo dei Visconti, il primo nucleo fortificato della Rocchetta viene trasformato in una confortevole residenza signorile.

    Pare che anche il noto architetto toscano, Filippo Brunelleschi, abbia contribuito alla trasformazione, sebbene non sia stato ancora possibile individuare il suo contributo. Di certo si deve a Filippo Maria la creazione di una faraonica tenuta boschiva, ricavata dalla campagna retrostante, che ancora sopravvive nel più piccolo parco Sempione. Un parco nel quale aveva raccolto le più disparate specie botaniche allora conosciute e dove amava ricevere i suoi ospiti nella bella stagione.


  4. La torre che visse due volte

    Piazza Castello

    Francesco Sforza, diventato signore di Milano nel 1450, trasforma l’austera rocca viscontea nel cardine di tutto il sistema difensivo della città. 

    Non bada a spese il nuovo signore e nel cantiere chiama a raccolta i più importanti architetti dell’epoca, tra i quali Antonio Averulino, detto il Filarete, che nel 1452 progetta l’omonima torre. Dalla vita brevissima: il 28 giugno 1521, durante la breve dominazione francese, la torre, diventata nel frattempo un deposito di polvere da sparo, esplode andando in mille pezzi. Bisognerà attendere l’Unità d’Italia per vederla ricostruita, grazie alla tenacia e all’ingegno di Luca Beltrami.


  5. Corte ducale. I fasti della corte sforzesca

    Piazza Castello

    Galeazzo Maria, succeduto al padre Francesco, non lesina al castello interventi che devono trasformarlo in una residenza consona ai suoi capricci e desideri.

    Sono ancora oggi visibili gli ampliamenti voluti da questo raffinato e controverso signore di Milano.  Galeazzo Maria migliora gli ambienti della Rocchetta; porta a compimento la costruzione della Corte ducale, erige due nuove ali e il bel portico dell’Elefante. Sembra che la rampa sia stata studiata affinché lui potesse accedere nei saloni direttamente con il suo cavallo.  I suoi modi arroganti e dissoluti offuscarono le sue innegabili qualità, suscitando non pochi malumori e scontenti.  Il 26 dicembre 1476 Galeazzo Maria viene assassinato sulla soglia della chiesa di Santo Stefano. Toccherà alla moglie Bona di Savoia difendere i diritti di successione del figlio Gian Galeazzo.


  6. Piazza d’armi. La torre della duchessa

    Piazza Castello

    È sotto gli occhi di tutti ma pochi ne conoscon la storia. Ecco una buona occasione per scoprirla.

    La torre, all’epoca molto più alta, posta nell’angolo che affaccia sul fossato interno, vien fatta costruire in fretta e furia da Bona di Savoia, all’indomani dell’assassinio del marito. L’aveva voluta per controllare a 360° l’edificio e la città e per proteggersi dalle mire del cognato Ludovico il Moro. Gli sforzi della coraggiosa e tenace duchessa si dimostrano però inutili: l’abile e astuto Ludovico riesce prima a strapparle la reggenza del nipote, Gian Galeazzo, e poi a estrometterlo dal potere.


  7. Mura esterne lato Lanza. La Ponticella. Alla corte di Ludovico il Moro

    Piazza Castello

    Cacciata Bona e il nipote, Ludovico diventa il nuovo signore di Milano. Il castello viene trasformato in una dimora principesca. 

    Artisti del calibro di Leonardo e Bramante intervengono nel cantiere. Se famoso è uno dei pochi interventi di Leonardo sopravvissuto alle ingiurie del tempo - la Sala delle Asse - meno noto è l’unico elemento bramantesco del castello arrivato fino a noi: la Ponticella, un piccolo ponte coperto, di raffinate proporzioni, dove il Moro amava ritirarsi. Una delle piccole sale, lo studiolo privato del Moro, era completamente affrescata da Leonardo.


  8. L’età napoleonica. Il progetto del grande foro

    Piazza Castello

    Ai tempi degli spagnoli, il castello era cinto da una bastionatura stellata che lo rendeva inespugnabile.  Cosa ne è stato?

    La realizzazione di questo complesso sistema difensivo fu un’impresa ciclopica, costata diversi milioni di ducati e iniziata nel 1549, lo stesso anno in cui iniziarono a costruire i Bastioni.  Doveva resistere ai secoli. Ci pensano le mine di Napoleone a demolirla, nel 1800, per far posto al Foro Bonaparte, una monumentale corona di edifici che, sulla carta, doveva far da corona al castello. Inutile dire che non se ne fece nulla. Vuoi per questioni di tempo, vuoi per i costi di realizzazione davvero eccessivi. L’idea viene ripresa alla fine del XIX secolo, con la creazione dell'emiciclo che noi tutti conosciamo.

 

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