Il mecenate e il genio: sulle orme di Ludovico il Moro e Leonardo

Leonardo da Vinci giunge per la prima volta a Milano tra la primavera e l’estate del 1482. È una rivoluzione per la cultura lombarda. Lo sfumato, la luce, la gestualità della pittura leonardesca contagiano gli artisti milanesi, i progetti di ingegneria conquistano Ludovico il Moro e le scenografie teatrali intrattengono la corte. Una passeggiata per rievocare la vivacità culturale della Milano di Leonardo e i rapporti intrattenuti dal grande genio con la corte e con gli artisti milanesi.

Il mecenate e il genio: sulle orme di Ludovico il Moro e Leonardo

1. Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci. Una passeggiata nella scienza

   Via San Vittore, 21.

 

Il racconto del più grande genio italiano prende avvio dal più grande museo nazionale dedicato alla scienza e alla tecnologia.

 

Inaugurato il 15 febbraio 1953, in occasione delle celebrazioni del V centenario dalla nascita di Leonardo da Vinci, celebra la sua opera di scienziato e ingegnere con la ricca collezione dei modelli delle macchine progettate dall’illustre maestro, ricostruite a partire proprio dai suoi disegni. Il percorso espositivo si dirama poi tra l’astronomia e la robotica, passando per il sottomarino Toti.

 

2. La vigna, il vino e Leonardo

   Corso Magenta, 65                                       

 

Un giardino suggestivo he nasconde un segreto lungo cinquecento anni, legato a doppio tralice con la vita di Leonardo.

 

In molti conoscono la casa degli Atellani e il suo legame con il grande maestro di Vinci. Pochi sanno che fino a novant’anni fa, dietro la facciata del noto palazzo, si conservava pressoché intatta, dopo secoli, la vigna di Leonardo, a lui carissima, a tal punto da essere citata nel suo testamento e lasciata in eredità al Salaino e a Giovan Batista de’ Vilanis. Ci sono delle fotografie, scattate da Luca Beltrami nel gennaio del 1920, poco prima che venissero cancellate per sempre per far posto a dei villini, grazie alle quali possiamo almeno immaginare come potesse essere l’amato pergolato sotto il quale Leonardo amava passeggiare.

 

3. La Chiesa di Santa Maria delle Grazie - Un caso architettonico irrisolto

    Piazza Santa Maria delle Grazie, 2

 

Alla scoperta di un mirabile esempio di architettura quattrocentesca, miracolosamente risorta dopo i bombardamenti del 1943.

 

Nel 1463 Francesco Sforza commissiona a Giuniforte Solari l’edificazione della chiesa sul luogo dove già sorgeva una piccola cappella dedicata a Santa Maria delle Grazie. Nel 1490 Ludovico il Moro vuole trasformarla in un grande mausoleo ducale. È l’incipit di un interessante caso artistico milanese: chi è l’architetto del tiburio? Bramante o Amadeo? Il mistero è ancora irrisolto.

 

4. Il Cenacolo Vinciano, ovvero la complessità della pittura

Piazza Santa Maria delle Grazie, 2

 

Un faccia a faccia con l’opera d’arte per eccellenza. Un dipinto che ha suscitato ammirazione aldilà del tempo e dello spazio. Da Goethe ai turisti giapponesi!

 

Commissionata da Ludovico il Moro e realizzata tra il 1495 e il 1497, l’Ultima cena è costata al maestro tre anni di fatiche e ripensamenti.

Non solo un’opera d’arte, ma un’opera dell’uomo e di tutti i suoi saperi. Sapienza e esperienza sono infatti alla base di questo capolavoro. Un binomio inscindibile per Leonardo, per il quale “il moto è causa di ogni vita”, principio sulla base del quale ha preso corpo il suo massimo capolavoro.  Non lasciatevi sedurre dai luoghi comuni e dalle spericolate letture critiche che in questi ultimi anni l’hanno visto protagonista. L’ultima parola spetta solo ai moti dell’animo dell’Ultima cena! Guardare per credere.

 

5. Chiesa di San Maurizio, ex Monastero Maggiore - La Cappella Sistina di Milano

    Corso Magenta, angolo via Luini

 

Un scrigno di pittura lombarda, raffinata, elegante, classica. Così sublime da far invidia alla Cappella Sistina.

 

Insieme al chiostro, la chiesa sopravvive quale unica testimonianza del più antico cenobio femminile benedettino di Milano. Di fondazione longobarda, viene ricostruita a partire dal 1503 su progetto di Gian Giacomo Dolcebuono e Giovanni Antonio Amadeo. Completata da Cristoforo Solari, spicca per i meravigliosi affreschi custoditi al suo interno. Un saggio di pittura milanese del Cinquecento, dove primeggia la classicità di Berardino Luini, uno tra i migliori interpreti dell’eredità di Leonardo.

 

6. Il Castello Sforzesco: la riedificazione sforzesca del castello, da fortezza a dimora signorile

    Piazza Castello                                                                          

 

    Una passeggiata al Castello Sforzesco per scoprire un intreccio di scelte architettoniche e vicissitudini   

    dinastiche.

 

Il passaggio dalla dinastia viscontea a quella sforzesca, a metà del Quattrocento, segna una svolta nell’arte lombarda, che si apre agli influssi centroitaliani. Il castello viene riedificato secondo forme più gentili e aperte alla città. Filarete progetta la torre d’ingresso, mentre i torrioni rotondi sono realizzati dall'architetto militare Bartolomeo Gadio.

 

7. Il Castello Sforzesco: il cortile della Rocchetta, il rifugio degli Sforza

    Piazza Castello   

 

Una passeggiata per scoprire dove poteva rifugiarsi Ludovico il Moro in caso di assedio.

 

Nucleo difensivo del castello, si presenta come un quadrilatero porticato collocato nel vertice occidentale del castello. Le tre ali a portici, costellate dagli emblemi prediletti da Ludovico il Moro, sono realizzate da tre diversi architetti protagonisti della Milano sforzesca: Filarete, Benedetto Ferrini e Bramante, che conclude l'opera nel 1495.

 

8. Il Castello Sforzesco: la Sala delle Asse e Leonardo pittore di corte

    Piazza Castello

 

    Un invito a corte… alla scoperta della sala dei ricevimenti di Ludovico il Moro.

 

La sala, che prende il nome dalle assi in legno che un tempo decoravano la parte inferiore delle pareti, era adibita ai ricevimenti della corte di Ludovico il Moro. Leonardo da Vinci la trasforma in un pergolato, dipingendovi un tripudio di elementi vegetali, intrecci di alberi e motivi araldici, che culminano nello squarcio azzurro cielo della volta. Nel castello, oltre alla sale delle Asse, sembra che Leonardo abbia lavorato anche nella “ponticella”, progettata da Bramante in forma di ariosa loggetta porticata, posta sul lato nord est del castello, che collegava le stanze private del duca con un giardino di rara bellezza. Purtroppo dei suoi interventi, se mai ci sono stati, non resta più nulla.

 

 

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