La dominazione spagnola

Nel 1535 muore l’ultimo duca Sforza e Carlo V prende possesso del ducato di Milano. La città, ora feudo imperiale, vive un periodo controverso, in bilico fra la naturale vocazione all’operosità e alla crescita e una pressione fiscale che la mortifica.

La dominazione spagnola

 Malgrado il ruolo marginale a cui viene relegata, le numerose botteghe di armaioli, orafi e setaioli mantengono la loro fama internazionale, dettando le mode nelle grandi corti europee. Tra il 1548 e il 1562 un’imponente cinta muraria viene edificata intorno alla città: più di undici chilometri di perimetro che la rendevano all'epoca il sistema di mura più esteso d'Europa. Un angolo di città, quello del sestiere di Porta Romana, che gronda di oscure leggende e stranezze. Da sempre considerata la principale via di accesso, anche sotto la dominazione spagnola mantiene questo primato: non a caso l’arco monumentale di Porta Romana viene edificato in occasione dell’ingresso di Maria Margherita d’Austria, promessa sposa di Filippo II. Un itinerario fra marchesi che “danzano” sulla peste, banchieri megalomani che sfidano le pietre del Duomo, fino alla Casa degli Omenoni, dove un eccentrico scultore collezionava i codici di Leonardo e attentava alla vita del figlio di Tiziano.

1.  Arco di Porta Romana: trionfi, matrimoni, feste e carnevali

    Piazza Medaglie d’Oro

Voluto nel 1598 per festeggiare l’arrivo a Milano di Margherita d’Austria, in viaggio verso Madrid per unirsi in matrimonio con Filippo III d’Asburgo, viene progettato da Aurelio Trezzi ispirandosi agli archi di trionfo romani. Una curiosità: il nome della promessa sposa riecheggia nella decorazione floreale.  

 

2. I resti delle mura spagnole: Milano come una cittadella fortificata? 

   Viale Caldara, Viale Filippetti, Viale Beatrice d’Este

È il governatore Ferrante Gonzaga a voler sostituire i terrapieni che chiudevano dal Trecento la città con una cinta muraria difensiva vera e propria che a onor del vero costò una vera fortuna e non servì mai a niente. Fino all’arrivo di Maria Teresa è stata una delle opere di maggior rilievo urbanistico commissionata dagli spagnoli ma pagata tutta dalle tasche dei milanesi, sottoposti a causa sua a vessazioni fiscali quasi insostenibili: basti sapere che venne addirittura introdotta una tassa sulla neve!

 

3. Palazzo Pertusati-Melzi: il giardino d’Arcadia, tra poesie e travestimenti

   Corso di Porta Romana 80

Dove al tempo dell’imperatore romano Teodosio sorgeva la solenne Via Porticata che introduceva trionfalmente in città, oggi sfilano case e palazzi, molti dei quali frutto della ricostruzione del dopoguerra. Già, perché questa antica contrada dei nobili non è stata risparmiata dai pesanti bombardamenti del ’43 che hanno letteralmente mandato in fumo il bel Palazzo Pertusati. Di lui resta solo la memoria e un bucolico giardino, nascosto dietro una facciata moderna, dove nel Settecento si davano consesso i membri dell’Accademia dell’Arcadia: un mondo fantastico fatto di poeti, letterati e aristocratici che per l’occasione vestivano i panni di leggiadri pastori e pastorelle.

 

4. San Nazaro in Brolo: Carlo Borromeo a caccia delle streghe, tra storia e Controriforma

    Piazza San Nazaro in Brolo

Carlo Borromeo era un severo difensore della Fede, integerrimo e attento. Dove non costruiva ex novo, ripuliva. È quanto accadde a San Nazaro, una delle più antiche basiliche della città. Fondata da Ambrogio e all’inizio del Cinquecento ampliata con la Cappella Trivulzio, capolavoro architettonico del Bramantino, viene dal Borromeo completamente riordinata e conformata ai severi canoni imposti dalla Controriforma. Al suo interno si trova una cappella affrescata di rara bellezza e perfezione dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, costruita nel 1540 e ispirata alle architetture di Brunelleschi e Bramante.

 

5. Palazzo Annoni - Cicogna Mozzoni: dove i libri e la pittura fiamminga eran di casa.

    Corso di Porta Romana 6

Commissionato nel 1631 da Paolo Annoni, ricco commerciante di sete, su progetto di Francesco Maria Richini, è l’unico palazzo ad essere stato costruito durante la peste. A ragione considerato uno dei capolavori dell’architetto lombardo, dietro la facciata sobria ed equilibrata si nascondevano interni fastosi polverizzati dai bombardamenti del ’43 e dei quali resta solo lo scalone d’onore. Fino al 1848 ospitava una preziosa biblioteca e una pinacoteca d’eccezione, tra cui spiccavano opere di Rubens e Van Dyck., poi sottratte dagli austriaci. Una curiosità: il palazzo sorge di fronte a quello della famiglia Acerbi, con la quale gli Annoni si sfidarono per secoli a suon di decorazioni.

 

6. Palazzo Acerbi: dove il “diavolo” Ludovico teneva lontana la peste!

   Corso di Porta Romana 3

Edificato al principio del XVII secolo per la potente famiglia dei conti Rossi di San Secondo, viene acquistato da Ludovico Acerbi intorno al 1615.  Al di là della già citata rivalità che si instaura con i dirimpettai Annoni, questo palazzo assurge all’onore delle cronache dell’epoca per lo strano alone di mistero che avvolge lui e il suo proprietario. Si narra infatti che mentre infuriava la peggiore peste che la città ricordi, mentre le  famiglie aristocratiche e i poveri diavoli fuggivano in campagna in attesa di tempi migliori, il marchese di Cisterna organizzava feste e balli sfidando morte e untori. Misteriosamente, nessuno in quel palazzo veniva contagiato o moriva, tanto meno il proprietario, che in una cronaca anonima dell’epoca è descritto così: «Né magro né grasso, né bianco né nero, di anni cinquanta in circa con barba quadra et longa. Comparisce ogni giorno in carrozza, superbissimo con sedici staffieri giovani, sbarbati, vestiti di livrea verde dorata et con assai copia di gioie». Così si sparse la diceria che il marchese Ludovico fosse il diavolo in persona. 

 

7. La maledizione di Palazzo Marino

   Piazza San Fedele

È il genovese Tommaso Marino, spericolato faccendiere divenuto ricco grazie al controllo sulla tassa del sale, a commissionare questo maestoso palazzo all’architetto perugino Galeazzo Alessi. Per edificarlo, sfidando la secolare sobrietà della città e dei suoi abitanti, acquistò persino una cava di pietra facendo concorrenza al Duomo, che fino a quel momento era stato l’unico edificio ad aver avuto questo privilegio. Il risultato è una eclettica declinazione del manierismo in chiave lombarda. Qui vide la luce la celebre Monaca di Monza, nipote dell’avido banchiere. Rimasto incompiuto, venne completato solo nel 1892 su progetto dell’architetto Luca Beltrami, al quale spetta anche il progetto di tutta Piazza della Scala.. 

 

8. Chiesa di San Fedele. La controriforma di Carlo Borromeo in architettura

   Piazza San Fedele

È Carlo Borromeo a commissionare nel 1569 all’architetto Pellegrino Tibaldi il disegno della chiesa di San Fedele, che insieme a quella Del Gesù di Roma sarà di esempio e modello per tutte quelle successive. Progettata nel rispetto di tutte le regole stabilite dal Concilio di Trento, rimane oggi uno degli esempi più chiari di chiesa controriformata: ad aula unica, monumentale, chiara nella suddivisione degli spazi, soddisfa fin dall’inizio le esigenze espresse dalla Compagnia di Gesù. Al suo interno è conservata una ricchissima collezione di opere d’arte antica e contemporanea, che la rendono unica nel suo genere, fra le quali spiccano nomi come Lucio Fontana, Claudio Parmiggiani, Janis Kounellis e Mimmo Paladino. Completa il quadro la sontuosa sagrestia disegnata da Francesco Maria Richini, modello insuperabile per tutte quelle che verranno costruite dopo.

 

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Dal 1 gennaio 2016 Donatella è la Direttrice del Museo Teatrale, le radici della sua vita professionale sono profondamente legate a due ambiti dell'eccellenza culturale milanese, apparentemente distinti ma in realtà molto vicini tra loro: la moda e il teatro.

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