Mediolanum città dell’impero

Dal 286 al 402 a. C. Milano è stata una delle capitali dell'Impero Romano. L'itinerario, che si snoda lungo l'antico cardo della città, dalla basilica extra-muraria di San Lorenzo fino all'attuale via Monte Napoleone, permette di riportare alla luce le grandi imprese architettoniche e urbanistiche di Massimiano, volte a conferire a Milano, il volto e la dignità di città imperiale.

Mediolanum città dell’impero
1. La Basilica fortificata di San Lorenzo Maggiore. 
Corso di Porta Ticinese, 35 
 
Dove una chiesa somigliava a un fortino e un’imperatrice commissionava un mausoleo.
 
Capolavoro della prima età cristiana, la basilica di San Lorenzo viene edificata a partire dal IV secolo, fuori dalle mura della città lungo la strada per Pavia. In origine fortificata come un palazzo, oggi incuriosisce per il reimpiego di materiali di preesistenti edifici romani, primo fra tutti il superbo colonnato di ordine corinzio. Tappa obbligata è la cappella di Sant'Aquilino con i suoi meravigliosi mosaici paleocristiani che, per ricchezza e complessità, gareggiavano con quelli di Ravenna, commissionati entrambi da Galla Placidia, munifica committente e prima imperatrice nella storia dell’antica Roma.
 
 
2. Il Carrobbio: alle origini del traffico milanese
Largo Carrobbio
 
Dove in epoca romana c’era uno degli incroci più vivaci e trafficati della città.
 
Milano già al tempo dei romani era tutto un gran via vai di carretti, bighe e cavalli e il traffico non mancava! Quello del Carrobbio era uno degli incroci più vivaci e caotici della città. 
Il termine Carrobbio deriva da quadrivium, quadrivio: in età massimianea ad esso corrispondeva Porta Ticiniensis, dalla quale iniziava la strada per Pavia e Vigevano, punto di passaggio strategico dei traffici milanesi. Se guardate bene, nascosta tra i palazzi, è ancora visibile una delle torri. Nel caffè che si trova ai suoi piedi, se entrate, potrete vederla da vicino, facendovi strada tra un tavolino e l’altro! Quale caffè? A voi scoprirlo.
 
 
3. Il Circo, un palcoscenico per l'imperatore 
via Circo e via Cappuccio
 
Dove una contrada dei nobili e sciami di suorine han preso il posto delle bighe.
 
Edificato in età massimianea, incastonato tra le mura della città e il palazzo imperiale come scenografico palcoscenico da dove l'imperatore si mostrava al popolo, rimane in uso fino all'età longobarda, se è vero che proprio qui viene incoronato nel 604 d.C. Adaloaldo, il figlio di Teodolinda e Agilulfo. Sopravvissuto ai saccheggi di Alarico e alle guerre greco-gotiche (535-553), il circo viene piegato solo dalla furia del Barbarossa che, nell’aprile del 1162, dopo un’eroica resistenza dei milanesi, espugna la città e la rade letteralmente al suolo: Milano delenda est! Quattro passi a caccia di quel che resta: dal Carrobbio, passando per via Medici, via Circo via Cappuccio, via Vigna, per terminare a via Luini, sulla quale si affaccia una delle imponenti torri dei carceres, che delimitavano la linea di partenza delle bighe.
 
 
4. San Giorgio al Palazzo. L'eterna diatriba tra sacro e profano 
Piazza San Giorgio, 2
 
Dove una chiesa ha rubato il posto al palazzo dell'imperatore.
 
Nel 286 l'imperatore Massimiano fa costruire il suo immenso palazzo in un'area difesa da solide mura. Milano era grandiosa al punto da far dire al poeta Ausonio che “le sue costruzioni sono una più imponente dell'altra, come se fossero tra loro rivali, e non ne diminuisce la loro grandezza neppure la vicinanza a Roma”. 
Il tempo passa, le cose cambiano e nel 750 il vescovo Natale, costruisce la chiesa di San Giorgio al Palazzo sui miseri resti del palazzo imperiale, la cui memoria oggi sopravvive nella denominazione del luogo di culto.
 
 
5. Lungo il cardo, come “mediolanenses”
Via Cantù, Via Santa Margherita
 
Dove l’antico cardo diventa il cuore della città medioevale.
 
Nel corso del II secolo a.C. l'antica Mediolanum va strutturandosi secondo un'urbanistica ortogonale, ma non troppo, che ha il suo fulcro nel grande foro, coincidente con l'attuale Piazza San Sepolcro.
Le attuali vie Cantù e Santa Margherita corrispondono all'antico cardo, che proseguiva sino a Piazza della Scala dove, chi arrivava da nord-est, incontrava la porta di accesso alla città.  Il cardo proseguiva per le attuali via Nerino e via Torino, per finire a Porta Ticiniensis, attuale Carrobbio (vedi punto 3).
 
 
6. L'addizione erculea di Massimiano. 
Da Piazza della Scala a via Montenapoleone. 
 
Dove si può ripercorrere l’evoluzione urbanistica del III secolo.
 
Nel 293 d. C. Massimiano vuole che la capitale dell’Impero manifesti tutta la sua potenza e per farlo stabilisce l’ampliamento delle mura verso nord-est, in un’area compresa fra via Manzoni e l’attuale Piazza Fontana. La città non finisce più in piazza della Scala, ma il cardo viene prolungato lungo l'attuale via Manzoni e la cinta muraria nord-orientale viene avanzata dalle vie Agnello-Pattari a Via Montenapoleone, che corre lungo l’antico confine della città romana.
 
 
7. Le Terme Erculee: mens sana in corpore sano!
Largo Corsia dei Servi
 
Dove un angolo di città si trasforma da “palestra” a luogo di culto.
 
Inserite nell'area della cosiddetta addizione erculea, le terme furono edificate da Massimiano nell'area dell'attuale chiesa di San Vito al Pasquirolo, e dette Erculee dal nome dell’imperatore. La struttura, a pianta rettangolare, si articolava in frigidarium, tepidarium, calidarium e comprendeva anche una palestra. Delle più grandi terme della città oggi non resta più nulla, salvo un brandello di muro in laterizio e pietre in largo Corsia dei Servi. Per i più curiosi e appassionati suggeriamo una visita al Museo Archeologico in Corso Magenta, 15 dove sono conservati tutti i tesori della Milano imperiale, compresi i mosaici delle terme.
 
 
8. Cose mai viste: il granaio nascosto!
Via Bossi - via del Lauro
 
Dove scendendo nel sottosuolo troviamo una magnifica sorpresa...archeologica!
 
Nei sotterranei di un raffinato palazzo di origini quattrocentesche - quale non possiamo rivelarlo - tra via Bossi e via del Lauro, si trovano i resti di un horreum di epoca massimianea. La struttura, di dimensioni notevoli, si presenta come un'aula a cinque navate, voltate a botte e rette da pilastri. Già, perché nella Milano imperiale c’erano anche gli horrea, depositi del grano che oggi chiameremmo magazzini, di cruciale importanza poichè dalla loro gestione e amministrazione dipendeva il benessere della città. Una scoperta archeologica importantissima che insieme a quella del foro romano permette di ricomporre il frammentato puzzle della forma urbis Mediolani.
 
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